E’ inaccettabile il taglio di 2.500 posti di lavoro che Fincantieri si appresta ad attuare con il Piano Industriale che verrà presentato lunedì ai sindacati. Tale piano prevede la chiusura del cantiere navale di Riva Trigoso con il mantenimento della sola officina meccanica e la chiusura per circa tre anni di Sestri. Riva Trigoso, quindi, perderebbe anche l’ultima grande fabbrica rimasta sul territorio e i dipendenti trasferiti a La Spezia (ammesso che per il cantiere di Muggiano ci sia sufficiente lavoro). Durante i tre anni di chiusura del cantiere di Sestri i dipendenti verrebbero, in parte, trasferiti a Monfalcone e Marghera: cioè a centinaia di km di distanza. Un’altra parte di lavoratori, invece, dovrebbe accontentarsi di “integrazioni salariali”: cioè ancora cassa integrazione.
E’ inammissibile che l’unica risposta che Fincantieri è in grado di dare è quella di ricorrere continuamente ad ammortizzatori sociali ogni volta che si verifica uno scarico di lavoro, provocando così pesanti conseguenze economiche per i lavoratori e le loro famiglie. Inoltre, non è nemmeno certo che a Sestri rimangano attività dedicate alle produzioni navali: si parla molto più genericamente di un “incubatore” di attività industriali, ma nulla di preciso è dato a sapere: quali attività, con quali investimenti e, soprattutto, per quali livelli occupazionali: tutto ciò è avvolto nella nebbia più fitta. Addirittura viene messa in discussione la firma dell’accordo di programma per la realizzazione del ribaltamento a mare: un’opera che il cantiere di Sestri attende da anni e che gli consentirebbe di migliorare in maniera decisiva la propria capacità produttiva. Qualora dovesse venir meno questo impegno (con relativa perdita dei primi 70 milioni di euro di investimento) anche il destino di Sestri sarebbe segnato. Ovviamente, nella logica di Fincantieri, orientata esclusivamente ai tagli, non c’è spazio alcuno per i cantieri “deboli” come Castellamare e Ancora (oltre a Riva) per i quali si profila la chiusura.
Come abbiamo detto più volte, il mercato della cantieristica mondiale ha ripreso a tirare con un notevole aumento degli ordini. Il problema è che Fincantieri non riesce ad intercettare questi ordini. Si manifestano ancora una volta i gravissimi problemi di cui soffre l’Italia aggravati in maniera drammatica dal Governo Berlusconi – Bossi: assenza totale di politiche industriali; indifferenza rispetto ai destini dei lavoratori; nessuna capacità di sostenere la ricerca applicata alle produzioni al fine di intercettare la domanda di nuovi settori (ad esempio per la cantieristica, le nuove navi gasiere).
Il Governo Berlusconi – Bossi dimostra ancora una volta l’incapacità – come nel caso della chimica e dell’ENI – di gestire le proprie aziende fornendo loro obiettivi, orientamenti, programmi. Questo Governo accompagna, consapevolmente, lo smantellamento industriale dell’Italia con effetti disastrosi per l’occupazione.
Oltre a questi pesantissimi e insostenibili tagli, Fincantieri riprende il classico “modello Marchionne” dell’aumento di produttività tutto giocato sull’ulteriore peggioramento delle condizioni e dei ritmi di lavoro.
Chiamiamo gli Enti Locali che ospitano cantieri navali ad una mobilitazione straordinaria, in grado di coinvolgere i territori, nei confronti di questo Governo affinchè questo sciagurato Piano Industriale venga ritirato e ne venga presentato un altro degno di questo nome.
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