lunedì 6 giugno 2011

Piano industriale Fincantieri: una ritirata scomposta dopo un maldestro attacco ai diritti dei lavoratori

Chiedevamo il ritiro del piano industriale Fincantieri e questo è avvenuto. Il merito del risultato è degli operai, dei loro rappresentanti, dei territori perché con la loro mobilitazione hanno fatto prevalere le ragioni del lavoro.
Ci chiediamo come sia possibile che uno pseudo piano industriale come quello presentato sia stato redatto senza che il Governo non ne sapesse nulla, tale versione dei fatti è inverosimile. In questa vicenda il governo ha dimostrato tutta la sua incapacità  nel dare indirizzi validi per lo sviluppo della cantieristica. Nel caso in cui il Governo realmente non fosse a conoscenza dei contenuti del progetto, dimostra gravi omissioni e inefficenze nel controllo dell'operato dei suoi dirigenti. Il ritiro del piano ha il sapore di una ritirata frettolosa e scomposta dopo un maldestro e fallito attacco ai diritti dei lavoratori.
Urge un programma di commesse e investimenti pubblici in tutti i comparti della cantieristica. Abbiamo bisogno di rinnovare il parco traghetti, di interventi infrastrutturali per la modernizzazione dei cantieri, di finanziare le leggi nazionali, a partire dalla L.266/07 e del programma RITMARE, a favore della ricerca e sviluppo e dell’innovazione tecnologica che sono attualmente prive di copertura.
Se ci sono i soldi per le grandi ed inutili opere, per finanziare le missioni di guerra e l'acquisto di armamenti, per portare in gita con gli aerei di stato gli amici del presidente del consiglio; se ci possiamo permetter di spendere più di 300 milioni di euro per non votare i referendum gli stessi giorni delle amministrative ci sono anche i soldi per fare gli investimenti e dare dignità  ai lavoratori, basta volerlo.

Nessun commento:

Posta un commento