giovedì 4 agosto 2011

Fincantieri: dal ritiro del piano industriale, il rilancio del gruppo

Si è tenuto sabato 30/07 a Sagrato, nell'ambito delle iniziative politiche a corollario della Festa di Liberazione organizzata dalla Federazione della Sinistra, il dibattito pubblico “Fincantieri: dal ritiro del piano industriale, il rilancio del gruppo”. Al tavolo, moderato da Emiliano Zotti, responsabile provinciale lavoro della FdS, Alessandro Pagano, responsabile nazionale cantieristica della FIOM-CGIL, e Matteo Gaddi. dirigente nazionale di Rifondazione Comunista.
Pagano, nel commentare lo stato della cantieristica navale italiana, ha sottolineato la necessità di intraprendere una nuova politica industriale di valorizzazione e rilancio di tutti i siti produttivi. A giudizio di Pagano questo gruppo dirigente è strutturato per giungere alla privatizzazione del gruppo, inoltre, non si è dimostrato capace di garantire un portafoglio ordini adeguato nonostante il mercato della cantieristica navale mondiale sia in forte ripresa. Per questi motivi, e a partire dall'amministratore delegato Bono, sarebbe auspicabile un suo avvicendamento.
Gaddi ha presentato un contributo scritto a quattro mani con il professor Trincas, esperto di costruzioni navali dell'università di Trieste, illustrando le proposte della Federazione della Sinistra per la cantieristica. L'obiettivo è diversificare il tipo di costruzioni investendo nella ricerca e sviluppo oltre a riorganizzare il modello produttivo. Costruire navi tecnologicamente avanzate e dal grande valore aggiunto; dare vita alle autostrade del mare creando una sinergia pubblica tra logistica del trasporto navale e ferroviario riducendo drasticamente quello su gomma. L'organizzazione del lavoro dovrebbe incrementare le lavorazioni interne e i lavoratori diretti.
Durante il dibattito hanno trovato spazio anche le ultime vicende sindacali accadute nello stabilimento di Monfalcone che sono state contestualizzate all'interno di un quadro generale delle vertenze esistenti in tutti i siti produttivi del gruppo. Le motivazioni che hanno spinto alla protesta sono state giudicate corrette e si è rigettato il principio del “taci che altri stanno peggio”. Solidarietà è stata espressa ai lavoratori e alle RSU ed è stato stigmatizzato il comportamento di quelle parti sociali e istituzioni che hanno creato un clima di isolamento attorno alla vertenza.

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