Dopo aver ritirato il Piano Industriale “lacrime e sangue” che prevedeva 2.500 esuberi e la chiusura di numerosi stabilimenti, Fincantieri ci riprova. Senza dichiararlo direttamente, viste le reazioni dei lavoratori scatenate l'ultima volta, AD Bono lascia solo presagire un imminente proposta di tagli occupazionali e di cantieri. Parlando di un possibile Polo dell’Adriatico, Bono lascia intendere che la produzione crocieristica, sarà l’unica produzione che l’azienda intende mantenere. Il fatto che il cantiere di Monfalcone non dovrebbe, quindi, essere toccato non deve far abbassare la guardia né far tirare un sospiro di sollievo. Riteniamo profondamente sbagliato che Fincantieri continui a rinchiudersi nella nicchia della crocieristica che va certamente preservata, ma risulta insufficiente nel lungo periodo a dare lavoro a Monfalcone e agli altri stabilimenti del gruppo. Occorre, quindi, programmare l’ingresso in altri mercati che non siano, ancora una volta, di nicchia. Ribadiamo la nostra netta contrarietà ad una ennesima trattativa che, ancor prima di cominciare, ripropone la logica dello “spezzatino” e mira a dividere i lavoratori e le amministrazioni dei vari siti.
Il Governo deve mantenere fede agli impegni assunti il 3 giugno in occasione dell’incontro con le parti sociali tra i quali la ricerca di soluzioni industriali nuove e modelli organizzativi che consentano l’aumento dei volumi produttivi allargandosi a nuovi mercati e nuovi prodotti. Il Governo dovrebbe abbandonare la sua sudditanza alle banche e alla politica liberista europea spingendo, invece, per ottenere nuovi indirizzi comunitari a sostegno della navalmeccanica e accelerando la finalizzazione delle risorse pubbliche già stanziate a favore del settore.
Rifondazione Comunista-FdS ha avanzato proposte concrete nei settori del rinnovo della flotta esistente, delle energie alternative, delle autostrade del mare per il trasporto merci e passeggeri. Proposte che prevedono investimenti anche nella ricerca e nella progettazione di nuovi navigli ad alto contenuto tecnologico. Il difficile momento economico si deve affrontare sottoscrivendo un'intesa generale che risponda alle esigenze di sviluppo industriale e di salvaguardia dell’occupazione e non ventilando chiusure di siti e abbandono di settori produttivi che presentano delle potenzialità e che sono ancora in mano pubblica.
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