Gravissimo l'episodio con vittime gli operai bangladesci truffati e a cui viene rifiutato il lavoro perché iscritti alla CGIL. Siamo di fronte ad un'intollerabile discriminazione etnica e politica, ancora più odiosa perché perpetrata nei confronti di soggetti che nel mondo del lavoro sono tra i più deboli. I datori di lavoro, pretesi imprenditori, che si comportano in questo modo vanno allontanati da tutti i cantieri del gruppo e non andrà loro permesso di continuare ad avere alcun rapporto ad alcun titolo con il gruppo. Ai lavoratori vittime di questi soprusi va, al contrario, garantita una clausola sociale di tutela che ne garantisca l'impiego.
Le vicende nazionali, questa vicenda e quelle recenti di caporalato, il numero di soggetti coinvolti e di lavoratori vittime non sembrano essere semplici e isolati episodi, ma fanno pensare a un sistema complessivamente marcio. Vi è da parte dell'azienda una colpa in eligendi perché permette a ditte come queste di entrare a far parte dell'indotto. Vi è anche una colpa in vigilandi perché non controlla che la legalità venga rispettata all'interno dello stabilimento. Per questi motivi e altri motivi riteniamo questa classe dirigente aziendale inadeguata e ne chiediamo le dimissioni.
La vicenda contiene anche una pericolosa insidia per tutto il sindacato. Sarebbe devastante se passasse il messaggio che la discriminazione su base di appartenenza non viene contrastata e battuta. Episodi come questo, e altri già accaduti ma che hanno goduto di minore pubblicità, fanno emergere con forza l'esigenza e la priorità della tutela dei lavoratori. Non c'è tempo per nessuna ambiguità, subordinazione a logiche aziendali o remore di sorta. Ai lavoratori discriminati e al sindacato che li rappresenta va tutta la nostra solidarietà e appoggio.
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